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Staminali: possono curare il cuore dopo un infarto

Da Redazione

Luglio 03, 2018

Staminali: possono curare il cuore dopo un infarto
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Le staminali umane sono in grado di riparare il cuore colpito da infarto nelle scimmie. Questo è l’esperimento che è stato condotto nei laboratori dell’Università di Washington, con un trapianto di cellule del muscolo cardiaco derivate da staminali embrionali umane.

Dopo poco più di un mese, il trattamento ha garantito la formazione di nuovo muscolo cardiaco e ha consentito al cuore di riprendere a pompare il sangue con più energia. Gli esiti, pubblicati sulla rivista Nature Biotechnology, stanno mettendo in cantiere la possibilità futura di estendere tale terapia innovativa anche all’uomo.

Staminali per curare il cuore: è possibile?

Sino ad ora, infatti, non è stato trovato alcun trattamento in grado di rimediare alla perdita di muscolo e di contrattilità del cuore provocata dall’infarto. Tanti esperimenti condotti con successo su piccoli animali da laboratorio, come i topi, erano state vane per l’uomo.

I ricercatori hanno quindi provato a ricreare tale condizione di insufficienza cardiaca in cinque macachi, diminuendo di oltre il 40% la capacità del loro cuore di pulsare sangue.

In un secondo momento nei loro cuori infartuati sono stati iniettati 750 milioni di cellule muscolari cardiache (cardiomiociti) ricavate da staminali embrionali umane. Dopo un mese dal trapianto, le cellule hanno dato vita a quantità significative di nuovo muscolo, consentendo al cuore di recuperare un terzo della funzionalità perduta. Due delle cinque scimmie sottoposte a cure staminali hanno continuato a migliorare le proprie condizioni. Sono state osservate per 12 settimane,e hanno recuperato i due terzi della funzionalità cardiaca perduta.

Staminali: gli esiti dello studio

Se questi esiti fossero confermati anche dalla sperimentazione clinica sull’uomo, allora ci sarebbe la possibilità di sviluppare una nuova terapia rigenerativa per l’insufficienza cardiaca. Al momento, però, ci sono molti dubbi a causa della presenza di aritmie in alcuni animali trattati, forse dovute al fatto che le cellule trapiantate si trasformano in ‘cellule pacemaker’ che creano il battito cardiaco in maniera autonoma.

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