Elezioni in Brasile: chi è Lula, l’ex presidente di sinistra in vantaggio su Bolsonaro

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Il Brasile alle urne: emerge una marcata polarizzazione. Il favorito delle elezioni resta Lula, ecco chi era l'ex presidente di sinistra amato dal popolo.

Il popolo brasiliano è stato chiamato a scegliere e dalle urne è emersa una marcata polarizzazione. Al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile i due principali candidati risultano separati da soli 5 punti percentuali, un risultato inaspettato rispetto al divario di almeno 15 punti presagito dai sondaggi. Il favorito resta Lula, che al ballottaggio del 30 ottobre dovrà fronteggiare il presidente uscente di estrema destra Bolsonaro. Data la situazione elettorale, è opportuno posare lo sguardo sul passato per capire chi è Luis Inacio Lula da Silva, l’ex presidente di sinistra che ha guidato il Brasile dal 2003 al 2011.

Chi è Lula: l’ex presidente di sinistra e favorito del popolo

Luis Inacio Lula da Silva, classe 1945, è figlio di proletari: ancora prima di compiere 20 anni si interessa alle attività del sindacato, lavorando egli stesso in una fabbrica di componenti automobilistici. Nel 1978 viene eletto presidente del sindacato dei lavoratori dell’acciaio di São Bernardo do Campo e Diadema. Due anni dopo, nel 1980, in piena dittatura militare, fonda con altri il Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores – PT). Tra i fondatori del partito, oltre Lula, sono presenti dirigenti sindacali, professori e intellettuali, tra cui spicca Chico Mendes, noto ambientalista, oltre che sindacalista e politico. Sempre negli anni ’80, Lula viene eletto al Congresso brasiliano e contribuisce alla stesura della Costituzione post-dittatura: nonostante le importanti garanzie costituzionali ottenute per i lavoratori, il PT si rifiuta comunque di firmare la nuova Costituzione.

Nel 1989, Lula si candida per la prima volta alle presidenziali del Brasile. Tuttavia, non essendo benvisto da banchieri e imprenditori, in quanto esponente di un partito dei lavoratori fondato di fatto da esponenti della classe operaia, fu spesso preso di mira dai media brasiliani e penalizzato alle elezioni da alcune irregolarità, come il venir meno di sezioni di voto in diversi quartieri poveri, in cui Lula era favorito. Lula si ricandida alle elezioni per la presidenza del Brasile nel 1994 e ancora nel 1998, uscendone sconfitto entrambe le volte.

La presidenza di Lula, ora ricandidato per la guida del Brasile contro Bolsonaro

La campagna elettorale del Partito dei Lavoratori di Lula nel 2002 ha però qualcosa di diverso, che si dimostra anche vincente: Lula ottiene al ballottaggio la vittoria contro il candidato José Serra (Partito della Social Democrazia Brasiliana – PSDB) con il 61% dei voti. Nel 2006 Lula si riconferma presidente del Brasile, ancora una volta al ballottaggio e con oltre il 60% dei voti, battendo il candidato del PSDB Geraldo Alckmin.

La linea politica seguita da Lula ha introdotto politiche di welfare, grazie alle quali le condizioni di vita dei brasiliani sono sensibilmente migliorate. Alcuni programmi implementati da Lula, che ora contrasta alle elezioni un leader di estrema destra come Bolsonaro, hanno riguardato l’ampliamento del Sistema Unico di Salute (SUS) e l’erogazione di sussidi a milioni di famiglie (Brasil Sem Miseria). Un ulteriore punta di diamante della presidenza di Lula è stato il PAC (Programma di Accelerazione della Crescita), finalizzato al rafforzamento delle infrastrutture, alla semplificazione e riduzione delle tasse e alla riqualificazione energetica del Brasile.

L’accusa, la condanna, il carcere e l’assoluzione di Lula, possibile futuro presidente del Brasile

Nel 2016 l’ex presidente Lula è coinvolto nella cosiddetta Operazione Autolavaggio: accusato di corruzione respinge ogni accusa, ma viene comunque ritenuto colpevole di aver accettato tangenti del valore di quasi 4 milioni di reais (circa 750mila euro), e quindi condannato in secondo grado a 12 anni e un mese da scontare in carcere per corruzione e riciclaggio. Nel 2019 viene rilasciato dopo 580 giorni di prigionia grazie alla decisione della Corte suprema sugli imputati di cui non è stata accertata la colpevolezza. Nel 2021 viene prosciolto da ogni accusa e riacquista i suoi diritti politici, ricandidandosi alle presidenziali del 2022, contro il leader di estrema destra Jair Bolsonaro.